Smørrebrød ed è subito Copenaghen

Chi da bambino non amava pane e burro, non è mai stato davvero bambino.

La traduzione letterale di Smørrebrød è proprio pane e burro. Non il panaccio buono e sciocco dei Toscanacci, ma un altro buon pane, quello scuro dei paesi nordici per intenderci. In Danimarca è usanza antica prenderne una bella fetta e imburrarla.

Chi ha provato un’altra delizia come il british scone con burrino salato avrà già in mente una serie di sensazioni e di aromi fantastici, ma per favore non andate subito verso la cucina, finite prima di leggere.
Un buon panino aperto viene al mondo con piedi di segale (la fetta di pane preparata con pasta acida), calzati in una generosa spalmata di buon burro danese, un corpo libero e variopinto (le prelibatezze con cui uno chef accorto guarnirà la base) e nessun cappello! Il panino danese ha una sola fetta di pane.
La cosa forse più interessante di questo cibo è che, al momento, non rientra nel novero dei piatti accolti dalla cucina globale. Per cui l’unico modo di gustarne uno è recarsi oltre lo Schleswig-Holstein, buttarsi in automobile nel tunnel sotto il mare e arrivare in Danimarca, ma potete optare anche per un comodo aereo.

Se vi premierete in futuro con un viaggio a Copenaghen, tralasciate la sirenetta, che, beffarda, non vi guarda, ma volge il volto e lo sguardo verso un portuale panorama di gramo interesse, ma non scordate di “tastare” i “panini aperti”, gli smorrebrod!

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In fermento!

  Lo chef Michele Valotti tiene mirabilmente la scena sul palco di Wild Cooking, rassegna tra gli eventi off di Merano Wine Festival (curata dal giornalista di enogastronomia Angelo Carrillo), per quasi due ore. Chiamato a raccontare la sua esperienza di fermentazione che porta avanti a La Madia a Brione (sulle colline del bresciano), racconta anche di … Continua a leggere In fermento!

Gino Rocchi, l’arte del salame

Un raro e prezioso luogo, che è d’obbligo frequentare, con costanza e dovizia, è senza dubbio l’Alimentari Rocchi Gino sulle colline di Matraia.
L’ordinato macello di Gino ha una sua vita fuori dal tempo, è fermo ai riti e ai modi di cinquanta e più anni fa, ma non è un luogo obsoleto. La vetustà dei suoi processi, costituisce il know-how di un prodotto di qualità e il “core business” di una piccola azienda che investe sulla trasmissione e conservazione del sapore.
Produce svariati pezzi di salsiccia, salamino, salametto toscano, soppressata, biroldo con e senza uvetta. A volte pancetta, “mezzina” come amano chiamarla in Lucchesia. In cantina  sono in stagionatura anche una serie di prosciutti, “vecchi” anche oltre 24 mesi. Continua a leggere Gino Rocchi, l’arte del salame

Modigliana, l’Appennino e la sintesi del mare

Non basta avere un’idea comune, occorre lavorarci con costanza, unire forze e competenze interne, aprirsi all’arricchimento di contributi esterni. Non basta vivere quotidianamente un territorio, lo si deve conoscere a fondo, nelle sue caratteristiche geografiche, morfologiche, climatiche e umane e saperlo trasmettere. A Modigliana, una cittadina sulle pendici dell’Appennino romagnolo, poco distante da Faenza e … Continua a leggere Modigliana, l’Appennino e la sintesi del mare